Pepè, Giuseppe Sebaste - Il Belvedere di PePÈ - Sebaste

Pepè
Giuseppe Sebaste

La memoria corre al 23 ottobre 1861, l’Italia unita da appena sette mesi: nella ruota dell’Ospedale di Bra un ‘trovatello’, ancora senza nome, si affacciava alla vita.

Elementi particolari lo hanno reso singolare fin da subito; il corredo del piccolo Giuseppe era insolito in una terra dove la miseria la faceva da padrona: abitini, cuffiotti nuovi e una croce d’oro appesa al collo con un sottile nastro di seta.

C’era anche un biglietto, scritto su entrambe le facciate. Su un lato era riportato: Ernesto. Sull’altro la data di nascita. Circa le sue radici, il mistero. La certezza è che, quella notte, il neonato che la madre avrebbe voluto Ernesto venne portato in parrocchia e battezzato con il nome di Giuseppe.

Il cognome che gli fu assegnato, Sebaste, sarebbe poi diventato sinonimo di Torrone e di festa, in Piemonte e non solo. Ma un nome dettato dall’affetto Giuseppe Sebaste lo ha avuto: Pepè, il dolce nomignolo con il quale lo hanno chiamato e lo chiamano in famiglia.

Da giovane garzone in una nota pasticceria di Alba, con coraggio decise di mettersi in proprio per coltivare il suo sogno: un laboratorio dedicato al torrone.

Pepè, Giuseppe Sebaste - Torrone Sebaste - Il Belvedere di PePÈ a Grinzane Cavour, Langhe -

Non potendosi permettere di acquistare le mandorle per impastarlo, introdusse l’utilizzo della nocciola.
Era il 1885.

Fu così che, facendo di necessità virtù, creò l’originalità del suo prodotto che ancora oggi caratterizza l’azienda sul mercato.

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